Magistero

1.

In ogni tempo e luogo la Chiesa è mandata dal suo Signore ad annunciare il Vangelo e a comunicare la salvezza a tutti gli uomini.

Anche all'uomo e alla donna che vivono nel Matrimonio la comunità cristiana rivolge la parola di Dio: è il lieto annuncio che il Signore vuole fare dell'amore e dell'unione dei coniugi un segno privilegiato ed efficace di grazia e di salvezza. L'amore coniugale dei battezzati è infatti immagine e ripresentazione dell'amore che Cristo ha per la sua Chiesa.

2.

Fedele al mandato ricevuto, la Chiesa continua a proclamare al mondo il disegno salvifico di Dio sull'amore coniugale.

In questa sua missione evangelizzatrice la Chiesa opera con l'attiva partecipazione di tutte le sue componenti e in modo particolare delle coppie e famiglie cristiane, le quali, con la vita e con la parola, manifestano le opere meravigliose che Dio compie per mezzo di Cristo nello Spirito anche mediante il sacramento del Matrimonio.

3.

Pertanto, in continuità e sviluppo con il piano pastorale che in questi ultimi anni ha polarizzato la Chiesa in Italia sulla priorità della evangelizzazione in ordine alla celebrazione dei sacramenti della fede e alla vita nello Spirito, i Vescovi chiamano i loro fedeli a riflettere e ad operare in ordine all'annuncio evangelico di un così grande sacramento.

4.

I1 presente documento pastorale non intende proporre integralmente la dottrina della Chiesa sull'amore e sulla sessualità, sul Matrimonio e sulla famiglia, considerati nei loro molteplici valori umani e cristiani. Una ricca ed ancora attuale sintesi è facilmente reperibile nell'insegnamento conciliare del Vaticano II, nei vari interventi di Paolo VI e nel documento pastorale "Matrimonio e famiglia oggi in Italia" (CEI, 15 novembre 1969), che nuovamente viene qui richiamato all'attenzione di tutti.

I1 documento intende piuttosto soffermarsi, sia sul valore fondamentale e originale del Matrimonio cristiano, il suo essere sacramento di Gesù Cristo e della Chiesa; sia sul suo rapporto inscindibile con l'evangelizzazione e con la scelta di fede di quanti si sposano "nel Signore" (cf 1 Cor 7,39).

5.

Scegliendo il contenuto specifico e la prospettiva particolare del presente documento, i Vescovi non dimenticano l'importanza, anzi la necessità di uno studio e di un'opera educativa capace di approfondire e promuovere i valori umani dell'esistenza coniugale, ma propongono in primo luogo alla riflessione di fede delle comunità ecclesiali la novità che il Salvatore annuncia e dona al sacramento del Matrimonio, Costituendolo momento di salvezza, di testimonianza e di edificazione del popolo di Dio.

6.

Già altri documenti, particolarmente quello su "Evangelizzazione e Sacramenti" (CEI, 12 luglio 1973) hanno proposto un'analisi di carattere generale del nostro tempo e della Chiesa in Italia, sotto il profilo sociale e culturale, per meglio conoscere le condizioni reali nelle quali si svolge l'opera dell'evangelizzazione.

In più puntuale riferimento al tema che si intende trattare, presentiamo qui alcuni spunti di riflessione sull'incidenza che le trasformazioni in atto nella nostra società esercitano nella comprensione e nell'accettazione dei valori umani e cristiani del Matrimonio.

7.

Da un punto di vista strutturale, la famiglia d'oggi, per la riduzione dei membri che la compongono e per il distacco e l'isolamento dalle famiglie di provenienza, tende a perdere quella stabilità e quel sostegno che poteva trovare nella organizzazione familiare più estesa del passato. Al tempo stesso, essa tende ad assumere quelle caratteristiche di totalità e di intimità, di unicità e di responsabilità che sono tipiche di una istituzione sociale che nasce essenzialmente dalla libera scelta delle persone.

Dal punto di vista funzionale, la famiglia moderna, mentre tende ad emarginare alcune delle sue tradizionali funzioni sociali, sta cercando una nuova definizione dei ruoli matrimoniali, specialmente con lo sviluppo della dimensione dell'amore e quindi dei rapporti interpersonali tra i soggetti che la compongono.

In particolare le trasformazioni in atto incidono profondamente sull'immagine della donna e sulla sua posizione entro la famiglia e la società. Cresce la coscienza dell'eguaglianza nella dignità personale tra uomo e donna, si afferma la volontà di partecipazione della donna alla vita professionale, civile e sociale. Ne deriva una profonda revisione dei tradizionali e diversi compiti nell'ambito della convivenza umana.

8.

L'attuale processo di trasformazione dei modelli di comportamento coniugale e familiare si sta sviluppando in situazioni spesso di disagio e di incertezza, che creano ansie e accrescono difficoltà e conflitti. Alcuni fenomeni che hanno contraddistinto la nostra società in questi ultimi anni, come l'urbanizzazione disordinata, lo sradicamento di massa dovuto alla mobilità territoriale e sociale, le carenze del sistema economico, l'insufficienza delle abitazioni e l'inadeguatezza degli altri servizi sociali, aggravano ancor più la situazione concreta nella quale vive oggi la famiglia italiana.

9.

Agli aspetti di natura strutturale e funzionale che toccano la realtà familiare occorre aggiungere quelli di natura più decisamente culturale. Essi assumono una rilevanza notevole in rapporto alla concezione cristiana del Matrimonio, che viene inevitabilmente posta a confronto con le istanze più significative della odierna cultura.

La crisi della istituzione e la crisi del senso religioso sembrano essere fra i fenomeni più rilevanti del nostro contesto culturale.

L'uno e l'altro fenomeno è caratterizzato da annotazioni positive e negative, che domandano vigilante discernimento congiunto a coraggioso ottimismo.

10.

La crisi delle istituzioni si presenta come una crisi di ordine generale, e viene motivata sia dal giudizio di trovarci in presenza di una svolta decisiva nella storia dell'umanità, sia dall'affermazione di una libertà che si vorrebbe totale ed in continuo dinamismo creativo. Essa sfocia nella richiesta o di una abolizione delle istituzioni o almeno di una loro radicale riforma.

L'istituzione del Matrimonio e della famiglia è anch'essa coinvolta in questa crisi e ne esce spesso profondamente turbata. L'istituzione matrimoniale infatti è da alcuni messa sotto accusa e da altri rifiutata, perché costituirebbe il risultato di un'esperienza storica ormai ritenuta superata e perché si opporrebbe alla esigenza di libertà, propria dell'uomo, favorendo situazioni di conformismo e di alienazione.

Anche la comunità cristiana è raggiunta in qualche modo da questo fenomeno: non mancano coloro che considerano il sacramento del Matrimonio, soprattutto nei suoi aspetti giuridici e rituali, come un'istituzione della Chiesa, legata a situazioni e a contesti socioculturali di epoche sorpassate.

11.

Va subito detto che questa crisi dell'istituzione, specialmente in riferimento al Matrimonio, è un fatto ambiguo, che esige già sul piano sociologico un'attenta analisi e un severo giudizio critico.

Sono certamente positive le istanze di libertà di scelta, di autenticità, di responsabilità nella vita a due intesa come progetto da realizzare insieme nell'approfondimento continuo dei valori del Matrimonio. Esse possono rapportarsi a una esigenza di fondo umana e cristiana. Se però, in forza di quelle istanze, si pretendesse intaccare o distruggere l'istituzione in quanto tale, si perderebbe l'essenziale valore sociale ed ecclesiale del Matrimonio e lo si abbandonerebbe all'arbitrio individuale ed alla labilità dei sentimenti e delle passioni.

12.

Un secondo fenomeno culturale, che esercita una rilevante influenza sul modo di concepire e di vivere oggi il Matrimonio è il processo di secolarizzazione. Anche l'ambiguità di questo fenomeno è evidente. La secolarizzazione infatti se da una parte offre la possibilità di purificare i contenuti della fede, dall'altra è soggetta al rischio di operare una frattura tra il valore religioso e valori umani dell'amore e della sessualità.

13.

La presa di coscienza da parte dell'uomo della propria responsabile autonomia, e quindi della capacità di attuare un pieno dominio su se stesso e sulla sua sessualità, non esclude, anzi esige l'accettazione di un riferimento a Dio.

La secolarizzazione intesa come affermazione dei valori umani (cf Gaudium et spes, 36), può determinare una preziosa crescita di responsabilità, originando e sostenendo un necessario rapporto con Dio inteso e vissuto come risposta libera ad una chiamata d'amore.

14.

La medesima presa di coscienza può dar luogo ad una concezione e ad un comportamento del tutto naturalistici dell'amore e della sessualità.

Rifiutato il riferimento ai valori, e ultimamente al Valore assoluto che è Dio, il sesso viene inteso come gioco sottratto al criterio morale, anziché come segno e mezzo del dono totale di una persona all'altra; la procreazione è assoggettata al pieno arbitrio dell'uomo ed è considerata come semplice fenomeno biologico, e non vissuta come scelta responsabile per la continuazione della vita in conformità col disegno divino. Il Matrimonio diventa così un impegno dell'uomo e della donna di fronte a se stessi, o al più, di fronte alla società; ma non un impegno comune di fronte a Dio e alla sua chiamata.

15.

L'esito finale di una secolarizzazione che rifiuta ogni dimensione trascendente dell'esistenza, è la frattura insanabile fra l'amore dell'uomo e l'amore di Dio.

In questo contesto crescono le difficoltà ad accettare il cristianesimo come religione rivelata da Dio e storicamente presente nella Chiesa e nei suoi sacramenti. Così la dimenticanza o il rifiuto del valore religioso del Matrimonio diventa dimenticanza e rifiuto del suo valore propriamente soprannaturale, cristiano ed ecclesiale. Torna difficile allora comprendere il significato esistenziale di un Matrimonio annunciato e proposto come sacramento, cioè come segno e strumento della salvezza di Dio totalmente gratuita, presente in Gesù Cristo e comunicata dalla sua Chiesa.

16.

Di fronte alle trasformazioni di mentalità e di costume qui appena accennate, non tutti i cristiani, sempre e dappertutto, si sono mostrati preparati ad avvertirle in modo critico e ad agire in esse in maniera efficace e creativa.

La stessa fiducia che spesso si è nutrita - ed anche giustamente nella solida tradizione cristiana del nostro costume familiare non è servita da stimolo per affrontare, con evangelico discernimento e con spirito rinnovatore, la situazione coniugale e familiare che si veniva creando. Ne è segno il fatto che non mancano cristiani i quali accettando una visione non certo religiosa della vita coniugale, continuano a chiedere di "sposarsi in Chiesa", spesso più per ossequio ad una tradizione che non per una chiara scelta di fede.

17.

All'interno della comunità cristiana influiscono ancora, almeno in parte, alcuni ritardi, con il peso delle loro risultanze negative.

I1 primo riguarda l'approfondimento teologico del Matrimonio-sacramento e la sua più ampia illustrazione nella catechesi, per conoscerne meglio l'originalità cristiana, il valore di santificazione e di testimonianza, la missione per la Chiesa e per il mondo.

Il secondo ritardo riguarda la prassi pastorale, a volte ispirata più al criterio della difesa che non a quello della proposta positiva e della creazione di esperienze originali di vita coniugale. Non sempre la presenza e l'esperienza propria dei laici sono state chiamate a ricoprire, in questo campo, il posto che ad esse spettava.

Un ultimo ritardo è quello delle strutture educative. Alla preziosa opera per la scuola, gli oratori e le associazioni giovanili, non si è accompagnata in eguale misura un'opera intelligente e decisa per realizzare specifici strumenti per l'educazione e per l'aiuto della coppia e della famiglia.

18.

E tuttavia altamente positivo il fatto che la comunità cristiana, non solo in alcuni gruppi ma ormai nel suo insieme, sta acquistando consapevolezza di tali ritardi e si impegna seriamente al loro superamento.

Si pensi al sorgere e all'affermarsi nelle diverse Chiese locali di gruppi familiari, di gruppi di spiritualità familiare e di altri movimenti che si propongono di approfondire i contenuti di fede propri del sacramento del Matrimonio e della esperienza cristiana della vita coniugale e familiare. Si pensi alle iniziative in atto per la preparazione dei giovani al Matrimonio, per l'assistenza spirituale delle coppie specialmente più giovani, per la partecipazione attiva delle singole famiglie alla pastorale della Chiesa.

Alcune Associazioni, come 1'Azione Cattolica, hanno dato più largo spazio alla pastorale familiare; non poche diocesi ne hanno fatto il fulcro del loro piano d'azione evangelizzatrice.

19.

Non possiamo del resto dimenticare la vita profondamente Cristiana di tante coppie di sposi e di tante famiglie. L'esperienza della vita vissuta rivela alcuni aspetti del "grande mistero" del Matrimonio. A questa esperienza non manca di riferirsi una parte della stessa teologia nel suo compito di riflettere in forma matura e critica sulla fede vissuta nella comunità ecclesiale.

Sotto l'impulso della dottrina del Concilio Vaticano II e del rinnovamento teologico e pastorale da esso sollecitato, anche nei riguardi del Matrimonio, i credenti e le comunità cristiane hanno oggi possibilità di crescita del tutto particolari.

20.

I1 rinnovamento pastorale in atto nelle comunità ecclesiali, già impegnate nell'annuncio del Matrimonio cristiano, costituisce un appello dello Spirito perché tutti i credenti siano raggiunti da una più intensa opera di evangelizzazione sul Matrimonio cristiano come sacramento, cioè come segno e strumento di un amore salvato e salvante. In tal modo le comunità familiari, oggi ripresentate come chiese domestiche (cf Lumen gentium, 11), potranno riscoprire e vivere la loro insostituibile missione di salvezza e di testimonianza.

21.

La parola di Dio proclama che la novità assoluta della storia consiste in una gratuita alleanza d'amore e di vita tra Dio e gli uomini. È questo l'eterno disegno della sapienza e dell'amore divino:

"Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso le manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura" (Dei Verbum, 2).

22.

L'alleanza e la comunione tra Dio e gli uomini è il contenuto centrale della Rivelazione divina e costituisce l'esperienza fondamentale di fede di Israele nel suo itinerario di liberazione e di speranza messianica.

Lungo questo itinerario Dio si propone alla sua comunità, cioè al popolo d'Israele, come uno sposo che lo ama e vuole essere riamato: lo sceglie con un amore gratuito, lo libera e lo salva, lo fa "suo popolo" nell'alleanza, lo guida con una fedeltà sponsale che non viene mai meno.

23.

In tal modo l'alleanza tra Dio e il suo popolo viene ad essere principalmente espressa e significata da quella particolare forma di vita umana che è il Matrimonio e assume come sua immagine il vincolo coniugale.

Già nelle prime pagine della Genesi la comunione coniugale tra Adamo ed Eva è chiamata ad essere una alleanza d'amore: "Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Gn 2,24). La stessa diversità e reciprocità dell'uomo e della donna, destinati a tale unione, sono presentate come una immagine espressiva del Dio Creatore della vita: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi... " (Gn 1,27-28).

24.

Guidato poi dalla parola dei Profeti e dei Sapienti, Israele trova nella realtà umana dell'amore coniugale e familiare il simbolo di quella singolarissima alleanza che unisce Jahvè al suo popolo e questi al suo Dio. Nell'esperienza e nella ispirazione profetica di Osea l'amore e la fedeltà di Dio per il suo popolo è mirabilmente espresso in termini sponsali: "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os 2,21-22).

25.

Sin dalle origini però il peccato, che è causa di divisione in tutta la realtà creata, ha portato disordine e tensione anche nell'esistenza della coppia: "Io porrò inimicizia fra te e la donna..." (Gn 3,15).

Fonte di egoismo e forza disgregatrice, il peccato ha intromesso tra i valori dell'amore, della comunione, e della fecondità l'istinto di dominio e di concupiscenza e il peso della fatica e del dolore.

"Con dolore partorirai i figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà" (Gn 3,16).

Anche questi aspetti degradanti della comunione coniugale sono divenuti nei Profeti immagine quanto mai espressiva della infedeltà del popolo al patto di alleanza con Dio: l'idolatria è prostituzione (cf Ez 16,25), l'infedeltà è adulterio, la violazione della legge è abbandono dell'amore sponsale del Signore.

26.

In Gesù Cristo l'alleanza tra Dio e gli uomini si restaura e si fa piena e definitiva. Egli stesso, come figlio di Dio fatto carne (Cf Gv 1,14), è la nuova ed eterna alleanza, è lo sposo che ama e si dona come Salvatore alla umanità (cf Ef 5,23-25). Con lui anche il Matrimonio è rinnovato: Gesù lo riconduce alla perfezione delle origini, con il superamento di ogni decadenza morale (cf Mt 19,8), e, più ancora, ne fa una forma della sequela e dell'imitazione di lui, del servizio al Regno di Dio.

27.

Nell'insegnamento dell'apostolo Paolo il Matrimonio entra nell'ambito della vocazione cristiana e appare come un carisma, cioè come un dono dello Spirito Santo, destinato all'edificazione della Chiesa: "Ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo chi in un altro... ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore,... così dispongo in tutte le Chiese" (1 Cor 7,7.17).

28.

In modo ancora più specifico nella dottrina dell'Apostolo l'unione coniugale dei cristiani, compiendo il segno profetico delineato nella Genesi, assurge a immagine piena dell'unione di Cristo con la sua Chiesa: "Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! " (Ef 5,31-32).

In tal modo il lieto annuncio della novità cristiana del Matrimonio è semplice e sublime: gli sposi trovano ormai nell'amore di Cristo per la Chiesa il modello e l'ideale altissimo della loro comunione di vita; ma in quello stesso amore, sorgente di salvezza per la Chiesa intera, il Matrimonio trova la fonte inesauribile di grazia per il suo esistere e il suo operare. " E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia, né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5,25-27).

29.

Ma non è soltanto il Matrimonio cristiano che esprime, come misterioso segno salvifico, l'unione di Cristo con la Chiesa. La verginità consacrata o il celibato per il Regno dei Cieli (Mt 19,12) è un nuovo cammino, in cui il battezzato può esser chiamato da Dio e fornito di un particolare dono dello Spirito (cf 1 Cor 7,7), per manifestare più compiutamente la realtà ultima e innovatrice della nuova alleanza.

L'amore verginale di Cristo per la Chiesa e la fecondità soprannaturale di questo misterioso connubio è così significata e presentata in modo diverso e oggettivamente più pieno da Coloro che sono chiamati alla sequela di Cristo e al servizio del Regno di Dio e dei fratelli, col cuore indiviso, nella verginità consacrata (cf I Cor 7,32-34).

Né questo dono si contrappone al Matrimonio cristiano, ma piuttosto ne indica il profondo significato spirituale e il compimento futuro: "Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo" (Mt 22,30).

Con doni diversi e complementari, perciò, tutto il popolo di Dio nella sua organica realtà, edificata e sorretta dallo Spirito, manifesta e vive il disegno di redenzione e di salvezza, realizzato nel Cristo Risorto, in attesa delle nozze dell'Agnello (cf Ap 19,9), segno del compimento gioioso e glorioso dell'eterna alleanza.

30.

Chiamati da Dio ad entrare nell'alleanza e a condividere la comunione d'amore tra Gesù Cristo e la sua Chiesa, gli uomini, rispondendo con l'accoglienza della fede, vengono inseriti in questa nuova realtà di grazia mediante i sacramenti. "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato" (Mc 16,15-16).

31.

L'inizio e il fondamento di questa alleanza di salvezza si ha nel Battesimo, il suo perfezionamento nella Confermazione e il suo vertice nell'Eucaristia. Questa infatti, in quanto rinnovazione dell'alleanza, "perfeziona i fedeli nell'unità can Dio e tra di loro" (Sacrosanctum Concilium, 48), rendendoli sempre più partecipi dell'amore di donazione e di comunione di Cristo con la sua Chiesa.

32.

L'Ordine e il Matrimonio significano e attuano una nuova e particolare forma del continuo rinnovarsi della alleanza nella storia. L'uno e l'altro specificano la comune e fondamentale vocazione battesimale ed hanno una diretta finalità di costruzione e di dilatazione del popolo di Dio.

Proprio per questo vengono chiamati sacramenti sociali: "Alcuni propagano e custodiscono la vita spirituale mediante un ministero unicamente spirituale: è il compilo del sacramento dell'Ordine; altri fanno questo mediante un ministero ad un tempo corporale e spirituale e ciò si attua col sacramento del Matrimonio, che unisce l'uomo e la donna perché generino una discendenza e la educhino al Culto di Dio" (S. Tommaso, Contra Gentes, IV, 58).

33.

La Chiesa, alla luce della Parola di Dio e sotto la guida Continua dello Spirito Santo, crede e insegna che il Matrimonio è uno dei sette sacramenti della nuova alleanza. "Come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto d'amore e fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del Matrimonio" (Gaudium et spes, 48).

I1 Matrimonio è quindi nella sua celebrazione un segno espressivo e santificante che trae la sua capacità di grazia dal mistero pasquale del Signore e per suo mezzo l'amore umano dei coniugi è elevato, l'unità indissolubile è perfezionata e il loro rapporto è introdotto nella via della purificazione e della santificazione (cf Concilio di Trento, Sessione XXIV).

"Con il sacramento l'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino, ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall'azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della loro sublime missione" (Gaudium et spes, 48).

34.

Gli sposi partecipano all'amore cristiano in un modo originale e proprio, non come singole persone, ma assieme, in quanto formano una coppia.

II vincolo che unisce l'uomo e la donna e li fa "una sola carne" (cf Gn 2,24) diventa in virtù del sacramento del Matrimonio segno e riproduzione di quel legame che unisce il Verbo di Dio alla carne umana da lui assunta e il Cristo Capo alla Chiesa suo Corpo nella forza dello Spirito. Per questo la coppia cristiana non si sostiene soltanto per la naturale complementarità esistente tra uomo e donna, né si regge unicamente sulla volontà di comunione degli sposi; ma ha la sua originale sorgente in quel legame che indissolubilmente unisce il Salvatore alla sua Chiesa e la sua ultima matrice nel mistero della comunione trinitaria.

35.

Gli sposi poi partecipano insieme all'amore cristiano con quella realtà che caratterizza la loro esistenza quotidiana, e cioè con l'amore coniugale.

In tal modo la novità cristiana significata e conferita dal Matrimonio sacramento non emargina, né vanifica, ma riassume in pienezza l'amore, secondo tutti i suoi valori, le sue note ed esigenze. Gli sposi cristiani sono aiutati dalla grazia sacramentale a vivere, purificandole, le dimensioni tipiche dell'amore coniugale, di un amore cioè capace di fondere in armoniosa sintesi i valori dello spirito, dell'affettività e della corporeità; di un amore unico, che costituisce i coniugi in un'amicizia profonda ed esclusiva e li rende un cuor solo e un'anima sola; di un amore indissolubile e fedele, impegnato per sempre nella reciproca promozione personale; di un amore fecondo, che li pone al servizio della vita per arricchire la comunità umana e cristiana (cf Enciclica Humanae Vitae, 9).

36.

I1 Matrimonio cristiano ha una essenziale relazione con il Battesimo e 1'Eucaristia. La realtà sacramentale del Matrimonio ha la sua radice nel Battesimo dei due sposi, che nell'acqua e nello Spirito (cf Gv 3,5) sono diventati membri del Corpo di Cristo e appartengono in tutto il loro essere e agire al Signore e alla Chiesa.

Nel mutuo consenso che si scambiano fra loro per stabilire il patto coniugale esercitano il sacerdozio battesimale, di cui sono stati insigniti e possono quindi sposarsi nel Signore, divenendo insieme imitatori e partecipi del suo amore per la Chiesa.

37.

I1 Matrimonio cristiano trova inoltre nell'Eucaristia il suo momento fontale e la sua piena capacità di realizzazione. L'Eucaristia infatti fa presente il sacrificio che sigilla la nuova alleanza di Dio con gli uomini: gli sposi vi trovano il fondamento del loro patto coniugale e la possibilità di rinnovarlo in un continuo impegno di reciproca e fedele donazione.

E poiché 1'Eucaristia è "segno di unità e vincolo di carità" (cf S. Agostino, In Io. Tract. XXVI), i coniugi, partecipando al Corpo e Sangue del Signore, perfezionano e consolidano la loro comunione di vita e si aprono al servizio dei fratelli. In tal modo 1'Eucaristia che unisce ed edifica la Chiesa, si fa vincolo e costruzione della famiglia cristiana, che è parte viva e cellula primaria della Chiesa stessa.

38.

"L'intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale"

(Gaudium et spes, 48), la cui manifestazione è per i battezzati segno sacramentale del Matrimonio.

39.

Per la comprensione del Matrimonio cristiano non si può essere attenti solo allo stato di vita della coppia e della famiglia, ma si deve anche dare adeguato rilievo all'originalità del momento iniziale. Questo non rappresenta solo il primo momento cronologico al quale seguiranno altri di simile valore, ma costituisce anche e propriamente la sorgente e il fondamento di una nuova situazione di vita che, in forza del sacramento, può e deve essere vissuta in Gesù Cristo e nella Chiesa.

40.

I1 patto coniugale che segna l'inizio del Matrimonio è costituito dall'irrevocabile consenso personale, cioè dalla decisione e dalla scelta personale di darsi e riceversi reciprocamente e così costituire l'intima comunità di vita e d'amore coniugale. In tal modo è da superarsi una concezione del consenso che ne faccia esclusivamente un contratto, fonte di un vincolo puramente giuridico. In realtà il consenso o patto coniugale, pur comportando necessariamente aspetti giuridici, ha come suo pieno contenuto l'amore stesso degli sposi, come amore totale, unico, definitivo e fecondo.

41.

L'atto profondamente umano del patto coniugale ha un'essenziale e inscindibile dimensione interiore ed esteriore, individuale e sociale.

Di fronte ad una cultura che spesso tende a privatizzare il rapporto

interpersonale dell'amore, giungendo sino al rifiuto o al disinteresse dell'istituto matrimoniale, la retta ragione individua nella dichiarazione pubblica e comunitaria del patto, non un'indebita ingerenza della società, ma una ineliminabile esigenza sociale dello stesso amore coniugale.

42.

Poiché la famiglia è elemento primordiale e fondamentale della società civile (cf Caudium et spes, 52), il patto coniugale che la origina deve realizzare e manifestare la sua dimensione comunitaria entrando nel tessuto ordinato e vincolante della convivenza umana.

Inoltre il Matrimonio costituito e alimentato da un amore che si attua tra un solo uomo e una sola donna e che per l'intera esistenza esclude tutti gli altri (cf 1 Cor 7,39), esige di farsi riconoscere mediante una pubblica dichiarazione, perché solo così può proclamare e rivendicare le sue note di unicità e di esclusività.

43.

Per i battezzati il patto coniugale è assunto nel disegno salvifico di Dio e diventa segno sacramentale dell'azione di grazia di Gesù Cristo per l'edificazione della sua Chiesa. Per questo è stata sempre sentita l'esigenza che la decisione e la scelta degli sposi cristiani fossero espresse dinanzi alla Chiesa secondo le modalità da essa stabilite. In tal modo il patto coniugale, segno e strumento dell'azione del Salvatore, è costitutivo della coppia cristiana, facendola partecipe del vincolo sponsale di Cristo con l'umanità redenta.

44.

L'amore coniugale cristiano è nel mondo presenza e testimonianza della grazia del Salvatore, che purifica, rinnova ed eleva la realtà umana.

Nell'incontro sacramentale Gesù Cristo dona agli sposi un nuovo modo di essere per il quale sono come configurati a lui sposo della Chiesa e posti in un particolare stato di vita entro il popolo di Dio.

Così gli sposi, mediante il sacramento, ricevono quasi una consacrazione che attinge, trasformandola, tutta la loro esistenza coniugale (cf Gaudium et spes, 48).

Nell'incontro sacramentale il Signore affida ai coniugi anche una missione per la Chiesa e per il mondo, arricchendoli di doni e di ministeri particolari (cf Lumen gentium, 11).

La vita nuova della grazia e gli aiuti necessari per vivere in conformità al nuovo modo di essere e di agire costituiscono il dono specifico del sacramento del Matrimonio.

45.

Penetrando più profondamente nella fede della Chiesa, gli sposi scoprono nell'intervento redentore di Cristo il dono di una purificazione e di una elevazione (cf Gaudium et spes, 49). Chiamati ad una continua conversione di fronte all'esperienza del peccato, vengano resi capaci di partecipare alla vittoria di Cristo superando la tentazione dell'egoismo; e di dedicare la loro esistenza al servizio del Regno di Dio.

Ricevono, inoltre, la grazia di una elevazione del loro amore, che li abilita e li impegna ad una crescente attuazione di quei valori umani di donazione, di fedeltà e di generosa fecondità, che nel Vangelo trovano pienezza di verità e di motivazione.

46.

Nel contesto della vita nuova degli sposi cristiani assume particolare significato l'esigenza della indissolubilità. La fedeltà assoluta di Dio al suo popolo, rivelata e attuata definitivamente in Gesù Cristo, che l'Apostolo presenta come 1'" amen" e il "sì" delle promesse di Dio (cf 1 Cor 1,20), è proposta agli sposi non come ideale irraggiungibile, né come legge puramente esteriore, ma come Vangelo, cioè come legge di grazia che viene incontro alla debolezza umana, rivelando così la straordinaria potenza dello Spirito santificatore.

47.

Già membri della Chiesa e partecipi della sua missione con il Battesimo, gli sposi ora sperimentano un modo nuovo di essere nella comunità cristiana diventando, in forza del sacramento, " testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa" (Lumen Gentium, 35). Sono in tal modo chiamati a vivere il sacerdozio profetico e regale di Cristo, ricevuto con il Battesimo, in forme e contenuti nuovi, secondo uno stile coniugale e con le realtà proprie della loro esistenza.

Per questo la coppia e la famiglia cristiana si possono dire quasi una chiesa domestica (cf Lumen gentium, 11), cioè comunità salvata e che salva; essa infatti, in quanto tale, non solo riceve l'amore di Gesù Cristo che salva, ma lo annuncia e lo comunica vicendevolmente agli altri.

48.

La vita nuova nello Spirito che i Coniugi dovranno condurre, sarà indubbiamente soggetta a tentazioni e difficoltà. I1 sacramento assicura quegli aiuti di grazia che li sosterranno lungo la vita, specialmente quando le circostanze concrete renderanno ardua la piena fedeltà alla vocazione e alla missione ricevuta.

Il Concilio ricorda che Gesù Cristo "rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei, così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione" (Gaudium et spes, 48). Nessuna difficoltà, anche gravissima, della esistenza coniugale e familiare può deludere la ferma speranza che anima gli sposi credenti: "in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati" (Rm 8,37).

49.

I1 sacramento del Matrimonio, effondendo il dono dello Spirito che trasforma l'amore sponsale, diventa la legge nuova della coppia cristiana. La grazia, mentre testimonia l'amore gratuito di Dio che si comunica agli sposi, sollecita la loro libera risposta di credenti mediante un'esistenza che sia conforme al dono ricevuto. La morale coniugale cristiana non rimane così una imposizione esteriore, ma diventa un'esigenza della vita di grazia, un frutto dello Spirito che agisce nel cuore degli sposi e li guida alla libertà dei figli di Dio.

50.

I sacramenti della fede, in quanto sono sorgente e alimento della vita nuova, con la loro celebrazione promulgano la legge di Cristo e con il dono dello Spirito la incidono nel cuore. Anche il sacramento del Matrimonio, offrendo ai coniugi un dono particolare di grazia, si propone ad essi come legge di vita. In tal modo al sacramento deve essere ricondotta, come a suo fondamento e a suo costante sostegno, la vita morale della coppia cristiana nei suoi molteplici valori e impegni, anche in quelli radicati nella stessa natura dell'uomo.

51.

Non possiamo nasconderci le difficoltà ognora più gravi che si frappongono alla vita coniugale e all'ideale di perfezione evangelica proposto agli sposi cristiani. L'amore fedele e il servizio alla vita nella paternità responsabile e nella piena accoglienza di ogni uomo che nasce, sì oppongono oggi a una mentalità largamente diffusa, egoistica e permissiva, che ne accentua e ne aggrava il già arduo adempimento.

Né del resto possiamo dimenticare che il tesoro di grazia ricevuto dagli sposi è affidato a un fragile vaso di creta (cf 2 Cor 4,7).

Per questo i coniugi cristiani, anziché perdersi d'animo, dovranno sapersi mantenere, come ogni cristiano, in umile atteggiamento di conversione e di ricerca del perdono di Dio. Nell'assidua preghiera, nel ricorso ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia, nel gioioso rinnovarsi di un loro impegno di vero amore troveranno la via di un progressivo adempimento della legge di Dio (cf Enciclica Humanae vitae, 25).

52.

Il Vangelo della grazia diventa comandamento per la libertà, il dono di Dio si fa compito per l'uomo. La grazia di Cristo donata alla coppia è un germe che ha in sé l'urgenza e il dinamismo della crescita.

Per questo i coniugi trovano nella partecipazione sacramentale all'amore del Signore Gesù non solo il modello sublime ma anche lo stimolo efficace perché la loro esistenza si configuri, giorno per giorno, come sequela e imitazione di Cristo, crescita nella comunione vicendevole e nella dedizione ai figli, servizio e missione nella Chiesa, amore e sollecitudine per ogni uomo, desiderio e speranza della gloria di Dio.

53.

I1 sacramento del Matrimonio fonda così le più radicali e impegnative esigenze morali e le più ardite aspirazioni spirituali della coppia e della famiglia, chiamate a raggiungere la santità cristiana.

È una vocazione che si esprime e si attua non al di fuori della vita coniugale, bensì all'interno delle molteplici realtà e dei vari doveri del Matrimonio.

I coniugi - scrive il Concilio - " compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale, nello spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio " (Gaudium et spes, 48; cf Lumen Gentium, 41; Apostolicam actuositatem, 4).

54.

Come per gli altri sacramenti così anche per il Matrimonio cristiano è prioritaria la necessità della evangelizzazione. I sacramenti infatti sono sacramenti della fede ed esigono perciò l'annuncio e l'accoglienza del Vangelo da parte di coloro che li celebrano.

Per la celebrazione del Matrimonio la fede riveste una specifica importanza, perché il consenso personale degli sposi suppone sempre di per sé una matura consapevolezza e responsabilità. Gli sposi, inoltre, si presentano come ministri che celebrano il sacramento, e come soggetti che si aprono a ricevere la grazia di Cristo. Lo stesso segno sacramentale è costituito dal patto coniugale, cioè dal loro consenso e dalla loro libera scelta.

55.

Come ministri, gli sposi, se hanno l'intenzione di fare quanto intende fare Cristo e la Chiesa, celebrano validamente il sacramento: il loro è un Matrimonio vero e reale, che, in forza dell'agire onnipotente e gratuito di Dio, comunica ad essi un nuovo modo di essere che li fa segno dell'unione nuziale di Cristo con la Chiesa.

Come destinatari del sacramento, gli sposi non possono ricevere la grazia dell'amore nuovo di Cristo per la Chiesa se non sono ad esso disponibili: e la fede è la prima e fondamentale disposizione per accogliere il dono della novità cristiana. Così il Matrimonio, pur essendo vero e reale, non è fecondo di grazia, se nei battezzati Che si sposano manca la fede. Solo quando, convertendosi al Vangelo, ritornano alla fede, la loro interiore fisionomia e la loro configurazione a Cristo diventano efficace dono di grazia che possono essere adeguatamente vissute.

Come protagonisti di un patto coniugale elevato dal Signore alla dignità di sacramento, gli sposi sono chiamati ad esprimere nel loro consenso un impegno umano di vero amore coniugale, ed anche una volontà di accoglienza della novità che Cristo vi ha introdotto. Là ove manca l'impegno umano di vero amore coniugale non si danno né consenso valido né, di conseguenza, sacramento valido. Là ove manca l'accoglienza cristiana della novità del Signore si dà consenso valido e, quindi, sacramento valido, ma non immediatamente fecondo di grazia; valido, perché i due sono con il Battesimo definitivamente e irreversibilmente membri di Gesù Cristo e della Chiesa; non fecondo di grazia, perché l'amore di Dio può essere accolto solo da chi è a lui disponibile e aperto.

56.

La Chiesa, mentre riconosce la straordinaria efficacia dell'opera redentrice quale si rivela nel Matrimonio vero e reale, anche dei battezzati non credenti, sente ineliminabile ed urgente il compito primario che il Signore le ha affidato, quello dell'evangelizzazione.

L'annuncio costante della Parola nel disegno d'amore di Dio è necessario sia per suscitare una fede viva in chi ancora non la possiede o l'ha rifiutata, sia per svilupparla in chi la conserva e la vive (cf CEI, Il Rinnovamento della catechesi, 25, 2 febbraio 1970).

Solo nella fede, quindi, la Chiesa è chiamata a celebrare il Matrimonio cristiano, perché solo con essa il sacramento raggiunge la sua piena efficacia di grazia.

Nella sua azione pastorale la Chiesa perciò deve non solo assicurarsi della validità dei gesti sacramentali, ma anche impegnarsi in una continua evangelizzazione e Catechesi che conduca i fedeli ad una loro consapevole e fruttuosa celebrazione.

57.

In obbedienza al comando del suo Signore che la manda a predicare il Vangelo ad ogni creatura (cf Mc 16,16), la Chiesa porta continuamente ai fedeli e al mondo il lieto annuncio della liberazione e della salvezza che investe tutta la realtà umana.

Evangelizzando il Matrimonio, la Chiesa annuncia la novità che Gesù Cristo ha portato all'amore coniugale e alla realtà familiare.

È questa una parte essenziale della missione della Chiesa nel mondo e per il mondo, resa oggi ancora più necessaria e urgente.

58.

L'evangelizzazione del Matrimonio è missione che riguarda tutta la Chiesa e, in essa, tutti e singoli i fedeli secondo il loro posto e ministero.

L'annuncio del Vangelo è anzitutto grazia e compito della Chiesa particolare o diocesi: "Tutta l'attività evangelizzatrice e missionaria trova il suo centro propulsore e unificatore nella Chiesa locale " (Evangelizzazione e sacramenti, 93). Tale ministero, poi, ha il suo luogo ordinario e privilegiato nella parrocchia, nella quale si compie in modo concreto e in tutta la pienezza del suo contenuto, cioè come catechesi e celebrazione liturgica, come educazione ed esperienza di vita, sotto la guida pastorale dei presbiteri in comunione con il Vescovo (cf ibidem, n. 94).

59.

Nella Chiesa particolare vivono le famiglie cristiane che, come chiese domestiche, hanno un posto e un compito insostituibile per l'annuncio del Vangelo. I coniugi perciò in forza del loro ministero non sono soltanto l'oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il soggetto attivo e responsabile in una missione di salvezza che si compie con la loro parola, la loro azione e la loro vita.

60.

11 ministero dei coniugi, in quanto derivato dall'unica missione della Chiesa e ordinato all'edificazione dell'unico Corpo di Cristo (cf I Cor 12,7), esige di armonizzarsi con tutti gli altri ministeri e servizi di evangelizzazione, presenti e operanti nel popolo di Dio.

Sarà particolarmente necessaria la collaborazione con il ministero dei presbiteri e dei diaconi, come pure a diversi livelli quella con religiosi e le religiose, con gli educatoli e i catechisti, con i teologi e gli esperti di scienze umane.

La famiglia, nata dal Matrimonio, non è solo rivolta al proprio perfezionamento, ma diventa espressione e presenza missionaria della Chiesa nel contesto della vita sociale.

61.

La Chiesa adempie la sua missione evangelizzatrice del Matrimonio in particolare con la preparazione cristiana al sacramento, con la sua celebrazione liturgica, e con la vita e la missione della coppia e della famiglia cristiana.

62.

La preparazione al sacramento del Matrimonio ha radici remote e si attua con i contenuti generali del messaggio evangelico: è frutto di una educazione cristiana che si rivolge in modo costante a tutti i credenti, dalla infanzia all'adolescenza all'età adulta. L'educazione all'autentico amore non può ridursi al momento che precede immediatamente la celebrazione del sacramento, ma deve diventare il contenuto permanente e il significato ultimo dell'opera educativa.

63.

Già la catechesi per i sacramenti della iniziazione propone e spiega ai fanciulli il valore cristiano dell'amore e della famiglia in cui essi si trovano, aiutandoli così a vivere nella luce della fede il rapporto con i genitori. In tal modo " i bambini possono riconoscere, nella loro famiglia, la famiglia di Dio pellegrina qui in terra e fare nella loro casa la prima esperienza di Chiesa" (CEI - Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede e la Catechesi, II Catechismo dei bambini, n. 66, 31 maggio 1973).

64.

La catechesi agli adolescenti deve più che mai affrontare problemi riguardanti il significato della vita e dell'amore e risvegliare il senso vocazionale dell'esistenza cristiana. "L'adolescente, infatti,... passa da uno stato di dipendenza dall'adulto, e in particolare dalla famiglia, a uno stato autonomo... Si sviluppa in lui la vita affettiva, e sessuale... scopre e realizza se stesso nell'azione e nella vita di relazione. Si accosta a chi sa mettersi senza pregiudizio e con vera amicizia al suo livello" (II rinnovamento della catechesi, 137).

La catechesi ai giovani infine è chiamata a presentare, nei vari corsi di cultura religiosa, la dottrina della Chiesa sul Matrimonio, illuminando con la parola di Dio la realtà umana dell'amore, il suo inserimento nella storia della salvezza, l'elevazione del Matrimonio alla dignità di sacramento e il suo servizio alla Chiesa e alla società.

65.

Come in ogni altra catechesi non ci si deve limitare ad una pura trasmissione di dottrina, ma occorre impegnarsi nell'educazione di tutta la persona, curando lo sviluppo della maturità umana e il formarsi della mentalità di fede. In questa prospettiva acquista grande importanza la proposta di alcuni fondamentali valori e momenti dell'itinerario cristiano, quali la conversione, la carità e la castità.

La sequela del Signore, infatti, non può essere disgiunta da un permanente impegno di conversione, che opera il passaggio da una mentalità e da un comportamento egoistico e peccaminoso, ad una mentalità e ad una vita nuova, in comunione con Dio e con i fratelli. La conversione trova così il suo contenuto positivo nella carità che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori perché ci rivolgiamo a Dio come Padre ed esprimiamo il nostro amore a Cristo nel servizio dei fratelli (cf Rm 8,15-16).

Conversione e carità penetrano e animano tutti gli atteggiamenti e i momenti della vita cristiana. Nel campo della sessualità vivificano la virtù della castità, che non si riduce alla continenza dell'istinto, ma è forza promotrice del vero amore e richiede per questo ordinato sviluppo come pure moderazione e rinuncia.

Conversione, carità e castità non sono tappe successive e distinte della vita cristiana, ma aspetti di una crescita simultanea e unitaria, nella quale il credente scopre di continuo il dono dell'amore del Padre e offre umile e gioiosa risposta in un costante impegno di vita nuova.

66.

La preparazione generale al sacramento del Matrimonio è da inserirsi nella più vasta catechesi vocazionale. Ogni battezzato, infatti, è chiamato da Dio a partecipare alla missione universale della Chiesa di cui egli è membro. I molteplici ministeri e doni che il Signore assegna a ciascuno in mezzo al suo popolo esprimono l'appello specifico e personale del suo amore per la realizzazione multiforme e convergente di quell'unica missione (cf 1 Cor 4ss.). Solo entro questo contesto potrà essere compresa come vocazione la scelta della vita coniugale, cioè la vita di "coloro che Dio chiama a servirlo nel Matrimonio" (Enciclica Humanae Vitae, 25).

67.

La dimensione ecclesiale dei sacramenti coinvolge sempre la sollecitudine pastorale di tutta la Chiesa. La preparazione al sacramento del Matrimonio non può essere un compito puramente individuale, ma deve impegnare in diversa misura tutti i membri della comunità cristiana, la quale metterà in opera la sua specifica missione di annuncio della Parola, di celebrazione del sacramento, di educazione e di guida alla vita cristiana.

Indichiamo qui gli aspetti essenziali e le modalità di attuazione della preparazione dei fidanzati al Matrimonio.

68.

La parola di Dio. I1 primo elemento che muove e sostiene il cammino dei fidanzati verso la celebrazione del sacramento è la parola di Dio, annunciata ed accolta nella fede. In tal senso la pastorale prematrimoniale della Chiesa si qualifica, anzitutto, come pastorale della evangelizzazione.

69.

La Chiesa infatti è chiamata ad adempiere la sua originale missione, che è quella di suscitare la fede, annunciando la parola di Dio. Solo alla luce di quella Parola è possibile conoscere e accogliere nella fede la novità cristiana dell'esistenza coniugale e la vera natura del Matrimonio, come immagine e riproduzione dell'amore di Cristo per la sua Chiesa.

70.

La Chiesa nel compiere l'annuncio del Vangelo non trascura, ma riconosce e promuove i valori umani del Matrimonio. Continuazione visibile del Verbo di Dio fatto carne, essa annuncia la salvezza integrale dell'uomo. E mentre favorisce la riscoperta degli autentici valori umani, rivela il nuovo significato e il pieno compimento che essi ottengono nel disegno divino della salvezza.

71.

Inserito nella prospettiva di una comunità cristiana evangelizzante, il fidanzamento diventa un tempo privilegiato di crescita nella fede. Quanti si preparano al Matrimonio sono così chiamati all'ascolto religioso della Parola, all'adesione e alla sequela generosa di Cristo, alla testimonianza di fede di un fidanzato per l'altro e di ambedue per la comunità nella quale essi vivono.

72.

La vita liturgica e la preghiera. La risposta di fede conduce i fidanzati a partecipare alla vita della Chiesa e alla sua esperienza liturgica. In tal modo possono ripercorrere con rinnovata e più matura consapevolezza l'itinerario sacramentale, dal Battesimo e dalla Confermazione, alla Penitenza e all'Eucaristia, incamminandosi verso il sacramento della loro unione coniugale.

73.

In particolare i fidanzati dovranno essere aiutati ad approfondire insieme l'esperienza della Penitenza e dell'Eucaristia. Nel sacramento della conversione e della riconciliazione troveranno la grazia per purificare il loro vicendevole amore, tentato dall'egoismo e a volte ferito dal peccato. L'Eucaristia poi offrirà ad essi il modello e la fonte di un'autentica comunione spirituale ed ecclesiale e li renderà disponibili alla piena donazione sacrificale del Matrimonio.

74.

Come preparazione e prolungamento della partecipazione alla vita liturgica, i fidanzati dovranno vivere la loro attesa in una intensa preghiera fatta sia individualmente sia in comune. Si preparano così a costruire nell'incontro e nel dialogo con Dio quel " santuario domestico della Chiesa " (Apostolicam actuositatem, 11) che dovrà caratterizzare la loro futura esistenza.

Forme più intense di partecipazione alla vita liturgica e di preghiera comune potranno essere giornate di ritiro e di esercizi spirituali, che la comunità cristiana deve offrire a coloro che si preparano al Matrimonio.

75.

La carità e le sue esigenze. L'ascolto della Parola e la celebrazione dei sacramenti rendono possibile e urgente l'esperienza vissuta della carità cristiana. Mentre libera i fidanzati da un intimismo egoistico che li chiude in se stessi e li estranea dalla comunità, la carità li apre e li spinge ad un servizio generoso verso gli altri.

Tra le molteplici forme di servizio che i fidanzati possono e devono coltivare, ricordiamo l'impegno pastorale verso gli adolescenti e giovani, l'attenzione fraterna per i malati e gli anziani, l'amicizia verso altri fidanzati. A questi, con delicatezza e competenza, possono offrire l'aiuto di un consiglio e di un incoraggiamento, nel comune cammino verso il Matrimonio. Mediante questa esperienza di carità si preparano a vivere domani, con la grazia del sacramento, l'amore sponsale di Gesù Cristo per la sua Chiesa.

76.

Nella prospettiva della carità prende forza e significato la virtù della castità. I fidanzati si preparano a viverla nel Matrimonio in modo coniugale, cioè come accettazione e promozione di una sessualità propriamente umana, posta al servizio di quel rapporto d'amore totale e fecondo che è tipico dell'esistenza coniugale.

"I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto" (Gaudium et spes, 49). Questo li fa maturare nella reciproca conoscenza e nell'assimilazione vicendevole della personalità; li guida nello sviluppo di una affettività delicata e profonda; li rende capaci di dominio sull'istintività egoistica, nel rispetto della dignità personale; li fa attenti a riservare solo al domani il dono totale di sé, perché unicamente nel Matrimonio esso raggiunge la pienezza del suo significato.

77.

Quanti non sono ancora entrati nello stato coniugale, non possono lecitamente esercitare una sessualità corrispondente a tutte le esigenze spirituali e istintive, capace cioè di esprimere e di attuare una comunione di amore totale, definitivo e pubblicamente riconosciuto. Per questo dal punto di vista morale i rapporti prematrimoniali sono gravemente illeciti. Essi infatti si pongono come segno di una realtà che ancora non esiste.

Per i battezzati poi, chiamati al sacramento del Matrimonio, i rapporti prematrimoniali sono a nuovo titolo al di fuori e contro il disegno di Dio, perché costituiscono l'uso disordinato di una sessualità umana che il Salvatore ha voluto porre in riferimento al suo stesso amore e al suo Regno.

Come non sono un segno vero dell'amore umano proprio dei fidanzati, così e a maggior ragione i rapporti prematrimoniali non sono, né possono essere prima del Matrimonio un segno vero di quell'amore nuovo che Gesù Cristo loro dona nell'incontro sacramentale. Sono piuttosto una contraffazione.

Comprendiamo come la castità prematrimoniale possa essere ardua e dura, e, spesso, per motivi sia personali sia ambientali, particolarmente difficile. Ma la grazia che Dio offre a quanti vogliono seguire la sua legge d'amore, la rende possibile. Da essa sostenuti, nell'impegno comune di umiltà e di purificazione, di mortificazione e di speranza, i fidanzati propongono oggi al mondo incredulo la novità cristiana di un amore, che è dono dello Spirito. E "il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).

78.

La preparazione al sacramento può sviluppare i suoi aspetti e momenti essenziali, di annuncio e ascolto della parola di Dio, di partecipazione alla liturgia e alla preghiera della Chiesa, di conversione, carità e castità, in una molteplicità di forme e di modi.

Tra questi emerge, come più rispondente alla realtà sacramentale del Matrimonio cristiano, l'esperienza degli itinerari catecumenali.

79.

I Vescovi italiani hanno già proposto questa forma di preparazione al Matrimonio (cf Matrimonio e famiglia oggi in Italia, 17) e nel documento pastorale su "Evangelizzazione e sacramenti" hanno indicato il significato e i momenti dell'itinerario catecumenale. "Si tratta di una progressiva esperienza di vita di fede, intimamente connessa e sostenuta dai sacramenti dell'iniziazione cristiana. Essa si compie mediante: I - la conoscenza della storia della salvezza, che ha il suo centro in Cristo morto e risorto e la sua perenne attualizzazione nella vita e nella missione della Chiesa; - un progressivo cambiamento di mentalità e di costume, ispirato all'insegnamento di Cristo; - l'accettazione delle prove e dei sacrifici, che si accompagnano sempre alla vita umana, con la coscienza di partecipare, in modo più diretto, alla passione di Cristo; - l'iniziazione alla preghiera e alla celebrazione liturgica, che attualizza la salvezza di Cristo e abilita all'impegno e alla testimonianza" (n. 88).

80.

Essendo ordinata ad un inserimento progressivo nel mistero di Cristo, la realizzazione dell'itinerario catecumenale non può avvenire se non nel contesto concreto di una comunità cristiana che professa la fede, la celebra nel culto, la esprime nella vita. Per questo a proporre e guidare l'esperienza catecumenale non sarà normalmente sufficiente la sola presenza di un sacerdote. Sarà invece necessaria una comunità viva e impegnata, che partecipi con il contributo fraterno di tutti i suoi membri, mediante l'esercizio dei diversi ministeri e doni ecclesiali, e in particolare di quello dei coniugi.

81.

L'itinerario catecumenale non costituisce solo una forma privilegiata della preparazione al sacramento, ma risponde anche alle esigenze dell'attuale situazione pastorale. Non pochi battezzati che accedono al Matrimonio, spesso chiedono il sacramento più per tradizione che non per vera scelta di fede. Altri invece proprio in occasione di un avvenimento tanto decisivo per la loro esistenza, sentono il bisogno e la responsabilità di approfondire la fede e il senso della loro appartenenza alla Chiesa.

82.

Nella pastorale prematrimoniale sono ormai diffusi e sperimentati i cosiddetti "corsi per fidanzati" che uniscono alla presentazione dei problemi religiosi e morali del Matrimonio la trattazione dei diversi valori umani della sessualità, dell'amore e della famiglia. Simili corsi sono da incoraggiarsi e da promuoversi su più vasta scala, sia perché provvedono ad una avvertita necessità di informazione e di formazione, sia perché possono raggiungere una larga parte di persone che si preparano al Matrimonio. Laddove nemmeno questi corsi fossero possibili sarà necessario offrire ai singoli fidanzati un maggior numero di incontri e colloqui pastorali con il sacerdote e con quanti si impegnano più intensamente nella comunità cristiana. Sia i corsi per fidanzati, sia i colloqui pastorali debbono ispirarsi al metodo e ai contenuti dell'itinerario catecumenale.

83.

La riforma primaria con cui la Chiesa evangelizza il Matrimonio cristiano è la celebrazione liturgica che essa fa del sacramento. Proprio in questa il Matrimonio dei battezzati, diventando segno e fonte di salvezza, si fa annuncio della Parola che salva ed eleva l'amore umano, arricchisce il popolo di Dio di nuove chiese domestiche e costituisce la famiglia cristiana immagine dell'insondabile comunione di amore che esiste nel mistero Trinitario della stessa vita divina.

84.

Il primo problema pastorale sarà allora quello di dar vita ad una celebrazione del sacramento che risulti veramente evangelizzante ed ecclesiale.

In quanto è segno, la celebrazione liturgica deve svolgersi in modo da essere, anche nella realtà esteriore, proclamazione della parola di Dio e professione di fede nella comunità dei credenti. In tal senso il luogo normale delle nozze è la comunità della parrocchia nella quale i fidanzati sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte.

85.

Come ogni azione liturgica anche la celebrazione nuziale richiede la partecipazione piena, attiva e responsabile di tutti i presenti, secondo il posto e il compito di ciascuno:

degli sposi anzitutto come ministri e soggetti della grazia del sacramento; del sacerdote in quanto presidente della assemblea liturgica e teste qualificato della Chiesa; dei testimoni non solo garanti di un atto giuridico, ma rappresentanti qualificati della comunità cristiana; dei parenti, amici e altri fedeli membri di un'assemblea che manifesta e vive il mistero di Cristo e della Chiesa. Il sacerdote celebrante curerà un'adeguata presentazione e spiegazione della parola di Dio, stimolerà gli sposi ad assumersi la loro parte nella Celebrazione liturgica, e favorirà l'intervento attivo e consapevole della comunità presente, nel canto e specialmente nella preghiera dei fedeli: tutti così sono raggiunti dalla grazia della Parola e già ne diventano testimoni e annunciatori.

86.

L'intimo legame che esiste tra 1'Eucaristia e il Matrimonio, domanda che la celebrazione delle nozze sia normalmente inserita nella liturgia della Messa (of Sacrosanctum Concilium, 78).

Nell'Eucaristia, fonte e vertice di tutti i sacramenti, la coppia cristiana esprime e vive il rendimento di grazie suo e della Chiesa per la salvezza che Dio in Gesù Cristo dona al mondo anche mediante il Matrimonio. Al tempo stesso i coniugi ricevono in maggiore abbondanza il dono dello Spirito per poter rivivere in pienezza l'amore sacrificale di Gesù Cristo per la sua Chiesa, offrendo insieme un sacrificio spirituale gradito a Dio (cf 1 Pt 2,5).

87.

Per questo la comunità cristiana, e in primo luogo i presbiteri, favorirà la sensibilizzazione dei fidanzati perché celebrino il loro Matrimonio partecipando al Sacrificio eucaristico, ricevendo il Corpo e il Sangue del Signore, dopo aver ottenuto attraverso il sacramento della Penitenza un rinnovamento della loro vita nella riconciliazione con Dio e con i fratelli.

La stessa assemblea liturgica vivrà la sua vera e piena partecipazione all'evento sacramentale, unendosi agli sposi nella comunione Eucaristica.

88.

I1 mistero di salvezza che si comunica nella povertà dei segni umani e il carattere propriamente religioso del rito, esigono una celebrazione del Matrimonio che si caratterizzi ad un tempo per la sua solennità e per la sua semplicità, l'una e l'altra rivelazione e annuncio della gioia cristiana di fronte al dono di Dio.

La comune e gratuita partecipazione alla salvezza di Dio chiede che, nel suo svolgimento esteriore, il rito sia dignitoso ed eguale per tutte le coppie di sposi, perché maggiormente appaia il carattere comunitario della celebrazione e sia affermata la medesima dignità di tutti i fedeli.

89.

La celebrazione del sacramento non può essere scambiata in cerimonia folcloristica o trasformata, più o meno gravemente, in uno spettacolo profano. La rinuncia ad un lusso che contraddice alla povertà di tanti fratelli, deve fare del momento delle nozze un'occasione di carità più largamente diffusa per i fratelli poveri e più abbandonati.

Alla responsabile valutazione e decisione degli sposi deve essere affidato il compito di limitare le esteriorità delle nozze e di andare incontro alle varie necessità della comunità ecclesiale. Anche mediante questi concreti gesti di carità gli sposi cristiani diventano segno credibile di quell'amore di donazione cui il Signore li chiama nell'incontro sacramentale.

90.

Nelle esperienze di itinerario catecumenale, nei corsi di preparazione, nei colloqui del sacerdote con i fidanzati, una speciale cura si dovrà riservare alla spiegazione delle letture bibliche e della liturgia del Matrimonio, cosicché i segni sacramentali, adeguatamente preparati, manifestino in verità e siano annuncio pieno del mistero di salvezza che viene celebrato nel rito per essere poi testimoniato nella vita.

91.

Un grave problema pastorale riguarda l'ammissione al sacramento di quei battezzati che, pur dichiarandosi non credenti, lo domandano per motivi che non sono propriamente di fede. La richiesta del Matrimonio religioso può essere motivata dal rispetto di una certa tradizione, dalle convenienze sociali, dall'insistenza delle famiglie, dal desiderio di non scontentare la comparte, dalla convinzione di consolidare con una cerimonia religiosa l'impegno d'amore coniugale, e da altre ragioni.

92.

Nessuno, all'infuori di Dio che scruta il cuore, può misurare la fede di un battezzato e quindi può esprimere un giudizio definitivo sulla sua presenza e autenticità. D'altra parte la Chiesa, comunità di credenti che vive e professa la fede anche mediante segni esteriori e comunitari - primi fra i quali i sacramenti - deve dare un giudizio sulle condizioni di fede di quanti sono chiamati a celebrare con frutto i gesti sacramentali.

93.

Quando chiedono il Matrimonio cristiano battezzati che sono totalmente indifferenti alla fede o dichiarano esplicitamente di non Credere, la Chiesa avverte con maggior gravità e urgenza la sua responsabilità evangelizzatrice. Per essere fedele alla missione ricevuta da Gesù Cristo, essa deve esigere che i fidanzati non credenti accettino un periodo di catechesi, che potrà essere più o meno lungo in rapporto alle diverse situazioni personali e di coppia.

94.

Se solo un fidanzato dichiara di aver rinunciato alla fede, mentre l'altro è credente, la Chiesa ammette la coppia con particolari cautele a celebrare il sacramento. Così essa esprime la sua speranza che la vita comune nel Matrimonio, ispirata e sostenuta dalla grazia sacramentale e dalla testimonianza del coniuge credente, aiuti l'altro a giungere alla fede e a crescere in essa (cf 1 Pt 3,1-2)

95.

Il facile consenso o all'opposto il facile rifiuto della celebrazione del sacramento nasconde un'errata concezione della Chiesa quasi fosse un'istituzione puramente burocratica o una comunità di perfetti. La contrapposizione, che favorisce gli atteggiamenti estremi del lassismo e del rigorismo, dev'essere superata mediante un fraterno impegno di comprensione, di dialogo e di evangelizzazione. La stessa richiesta del sacramento deve diventare un'occasione particolarmente preziosa di catechesi.

La necessaria ricerca di un sapiente ed equilibrato atteggiamento pastorale non potrà mai sacrificare né le esigenze della verità né quelle della carità. In tal senso la non ammissione dei battezzati non credenti al sacramento potrà essere, oggi in una società secolarizzata, una dolorosa ma stimolante scelta pastorale. Mancano, infatti, nel contesto sociale moderno quelle condizioni ambientali Che potevano servire nel passato a risvegliare e a sostenere nell'animo le convinzioni personali mancanti.

96.

I1 gesto estremo della Chiesa che non ammette alcuni suoi figli alla celebrazione del sacramento, è sempre il gesto di una madre che ha ripetutamente ma inutilmente tentato ogni mezzo per ottenere un segno di fede, sia pure germinale.

La non ammissione al sacramento è, inoltre, un gesto di rispetto di chi si dichiara non credente, un gesto di attesa e di speranza, un rinnovato e più grave appello a tutta la comunità cristiana perché continui ad essere vicina a questi suoi fratelli, impegnandosi maggiormente nella testimonianza di fede dei valori sacramentali del Matrimonio e della famiglia.

97.

I Matrimoni misti, che si compiono cioè tra un cattolico e un non battezzato oppure tra un cattolico e un battezzato non cattolico, diventano sempre meno rari anche in Italia a causa delle migrazioni, della mobilità, e dei più frequenti contatti tra persone che vivono in un pluralismo culturale e religioso.

I fidanzati che si trovano ad affrontare un Matrimonio misto dovranno essere aiutati a conoscere le difficoltà che insorgono in una vita coniugale fra sposi divisi nella fede o nella comunione ecclesiale. Per questo la loro preparazione dovrà essere maggiormente curata e non potrà limitarsi al semplice adempimento delle formalità giuridiche e nemmeno alla sola ricerca di quella intesa e comunione interpersonale che è necessaria per il rispetto e l'esercizio della libertà religiosa e di coscienza. Dovrà invece allargarsi ad un'opera educativa destinata a favorire, nella verità e nella carità, una progressiva comunione di fede.

98.

Quando il Matrimonio sarà celebrato tra un cattolico e un battezzato non cattolico - il caso più ricorrente da noi in Italia dovrà essere compiuta una seria catechesi sui valori del Matrimonio comuni alle due diverse confessioni, ponendo l'accento sulla parola di Dio da ambedue accolta e sul Battesimo da tutti e due ricevuto. Da questo i credenti, fatti membri della Chiesa, derivano la prima grazia e responsabilità di essere segno e testimonianza dell'amore sponsale di Cristo.

Quando invece il coniuge prescelto non è battezzato, il coniuge cattolico dovrà ispirare la sua vita all'insegnamento tracciato dall'apostolo: "il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente" (1 Cor 7,14). I1 coniuge non battezzato si impegnerà a vivere la comunione sponsale secondo i valori umani, propri e caratteristici di ogni autentico Matrimonio, a rispettare lealmente le convinzioni religiose dell'altro coniuge e ad adempiere i doveri di coscienza che ne derivano, specialmente per l'educazione dei figli.

99.

Un particolare problema pastorale sorge per la Celebrazione del Matrimonio nella forma cosiddetta concordataria. Essa nasce dalla richiesta di alcuni cattolici che vorrebbero la doppia celebrazione del Matrimonio: quella religiosa e quella civile. La richiesta è variamente motivata: viene invocata soprattutto la necessità di evitare qualsiasi commistione fra sacramento e istituzioni civili, fra Chiesa e Stato.

100.

Non è dato, allo stato presente, di prevedere quali modificazioni potranno essere eventualmente apportate al regime concordatario tuttora vigente in Italia in materia di Matrimonio. Sono tuttavia sicuri i seguenti principi.

Per i cristiani non vi sono diverse possibilità di contrarre valido Matrimonio, ma una sola: la celebrazione, cioè, del Matrimonio secondo la forma stabilita dalla Chiesa. Per i battezzati, infatti, non vi può essere valido Matrimonio che non sia allo stesso tempo sacramento, e come tale sottoposto alla legittima competenza della Chiesa.

Il Matrimonio così contratto deve avere, anche in campo civile, a tutti gli effetti, la rilevanza che spetta ad un valido Matrimonio: in Italia, ciò è garantito al presente dal Concordato in vigore, e corrisponde, non solo ad un diritto dei coniugi, ma anche al dovere che i coniugi stessi hanno di assicurare, nei limiti delle possibilità, il riconoscimento civile alla loro unione matrimoniale, sia nell'interesse legittimo dei figli, sia per riguardo alle esigenze del bene comune della società, di cui la famiglia è la cellula primordiale.

101.

Mentre pertanto rimangono in vigore le disposizioni del Concordato in materia matrimoniale, e sino ad eventuale diversa disposizione della Santa Sede, i Vescovi richiamano l'attenzione dei fedeli sul principio che i cattolici in Italia - salve le eccezioni che l'Ordinario diocesano stimasse opportuno di concedere per giuste ragioni di ordine pastorale - debbano celebrare il Matrimonio soltanto nella forma canonica, avvalendosi del riconoscimento agli effetti civili assicurati dal Concordato.

Essi ricordano, d'altra parte, che secondo la dottrina cattolica, confermata dal magistero conciliare, lo Stato merita pieno rispetto da parte dei credenti, e che sono ipotizzabili e auspicabili rapporti corretti e fecondi fra la Chiesa e lo Stato per il bene comune (cf Gaudium et spes, 76).

102.

L'annuncio della Parola, accolta nella fede e celebrata nella liturgia, sfocia nella vita nuova secondo lo Spirito di Cristo, che costituisce non solo un culto spirituale gradito a Dio (cf Rm 12,1), ma anche un Vangelo vissuto e testimoniato. La vita cristiana degli sposi deve perciò essere una evangelizzazione credibile ed efficace.

103.

Tale vita, infatti, vissuta in modo conforme al sacramento ricevuto, rappresenta un dono di grazia per la comunità ecclesiale, anzi un dono specifico, perché costituito dalle realtà dell'esistenza coniugale e familiare. Viene così arricchita la varietà della Chiesa, la quale, anche mediante la vita dei coniugi, può scoprire, approfondire ed annunciare la sua realtà di sposa del Signore.

È anche un dono particolarmente prezioso e urgente per le attuali situazioni sociali. Le coppie cristiane rivelano e comunicano al mondo i valori di un amore disinteressato, responsabile e generoso nel dono della vita, indissolubile e fedele anche nelle difficoltà.

Di fronte a una società poco o nulla sensibile ai fondamentali valori dell'amore, esse testimoniano la gratuità, spesso offesa dall'egoismo che riduce la persona a strumento; l'apertura alla vita, sempre più misconosciuta da una sessualità volta esclusivamente al piacere e al gioco; la fedeltà al vincolo, compromessa dalla volubilità di legami sentimentali o istintivi.

104.

La vita cristiana assunta nella sua pienezza comporta lo svolgimento di una esplicita missione ecclesiale. In forza del sacramento, gli sposi sono consacrati per essere ministri di santificazione nella famiglia e di edificazione della Chiesa.

I coniugi compiono il loro ministero e impegnano i loro carismi, oltre che nella testimonianza di una vita condotta nello Spirito, nella educazione cristiana dei figli, e in modo privilegiato nel camminare con loro nell'itinerario della iniziazione cristiana; nella preparazione specifica dei fidanzati al sacramento del Matrimonio; nella catechesi familiare e parrocchiale; nella promozione delle vocazioni specialmente di quelle di speciale consacrazione; nell'evangelizzazione di altri sposi e famiglie, e nella programmazione pastorale della Chiesa locale (cf Apostolicam actuositatem, 11). Non va dimenticato che è fondamentale la responsabilità della famiglia per quanto riguarda il nascere e lo svilupparsi della vocazione dei figli verso la missione sacerdotale, la vita religiosa e l'apostolato degli Istituti secolari.

105.

Una forma eminente della missione ecclesiale dei coniugi è l'esercizio cristiano dell'ospitalità (cf Rm 12,13). "Nel nostro tempo, così duro per molti, quale grazia essere accolti " in questa piccola chiesa", secondo la parola di S. Giovanni Crisostomo, di entrare nella sua tenerezza, di scoprire la sua maternità, di sperimentare la sua misericordia, tanto è vero che un focolare cristiano è " il volto ridente e dolce della Chiesa". È un apostolato insostituibile... " (PAOLO VI, Allocuzione alle " Équipes Notre-Dame ", 4 maggio 1970).

Un modo particolare di ospitalità e di accoglienza è rappresentato dall'adozione speciale e dall'affidamento, come segni di carità operosa e di annuncio vissuto della paternità di Dio.

106.

I1 più immediato e connaturale campo nel quale si compie l'opera evangelizzatrice dei coniugi sono le altre coppie e famiglie: "Viene così ad inserirsi nel vasto quadro della vocazione dei laici una nuova e notevolissima forma dell'apostolato del simile da parte del simile; sono gli sposi stessi che si fanno apostoli e guide di altri sposi " (Enciclica Humanae Vitae, 26).

Una speciale sollecitudine dovranno avere verso i matrimoni in difficoltà o falliti, che nella nostra società in trasformazione tendono ad aumentare. I1 loro aiuto non potrà restringersi ad un atteggiamento di umana comprensione e di evangelica accoglienza, ma dovrà adoperarsi per modificare le situazioni sociali carenti in una visione di giustizia e di carità.

107.

La Chiesa, mentre si trova arricchita dai ministeri e doni delle coppie e delle famiglie, attua continuamente verso di esse la sua maternità di grazia.

Tra le molteplici forme con cui la Chiesa aiuta i coniugi nel compimento della loro missione evangelizzatrice meritano di essere ricordate: una predicazione e una liturgia più attente alle esigenze della vita coniugale e familiare, occasioni di riflessione spirituale e momenti di preghiera comunitaria, l'impegno pastorale affidato alle coppie nei diversi campi della vita ecclesiale, la promozione di gruppi di spiritualità e di azione cristiana. In questi e altri modi la Chiesa non si stanca di risvegliare la coscienza missionaria e apostolica delle coppie e delle famiglie cristiane.

108.

La Chiesa è cosciente di generare nella celebrazione del sacramento del Matrimonio le coppie Cristiane come cellule vive e vitali del Corpo mistico di Cristo; per questo chiede a tutti i suoi membri di accoglierle come sue componenti organiche, dotate di carismi e ministeri propri, per una specifica missione nell'annuncio del Vangelo che salva.

109.

La presenza delle coppie cristiane come tali, e non semplicemente di un singolo coniuge, nei vari momenti di vita della comunità ecclesiale, nelle diverse forme della missione di salvezza della Chiesa, negli organismi pastorali, realizza e rende visibile il mistero loro proprio entro la Chiesa. E questa può così assumere una dimensione più domestica, Cioè più familiare, nell'affrontare e risolvere i problemi pastorali. La famiglia infatti introduce nella comunità ecclesiale, a partire dalla parrocchia, una componente di vicendevoli aiuti e uno stile più umano e fraterno di rapporti.

110.

Assumendo la realtà umana dell'amore ed elevandola a segno e mezzo di salvezza, il Matrimonio cristiano rappresenta un momento particolare della mediazione fra Chiesa e mondo, fra il Vangelo e la storia, e ne rende vivo il reciproco dialogo.

La vita cristiana dei coniugi è una testimonianza che arricchisce non solo la Chiesa, ma anche la società civile. E la missione che scaturisce dal sacramento non esaurisce il suo influsso nell'ambito della comunità ecclesiale, ma lo prolunga nell'ambito della intera comunità umana.

111.

La promozione umana, distinta ma inseparabile dalla evangelizzazione, è il principale servizio che gli sposi cristiani sono chiamati a compiere nell'ambito della società civile (cf La giustizia nel unondo, Sinodo dei Vescovi 1971). Tale servizio consiste anzitutto nel vivere all'interno del proprio nucleo coniugale e familiare un'esperienza quotidiana di autentico amore, come richiamo e stimolo ai valori dell'incontro interpersonale e del dono gratuito di se stesso offerti ad una società, prigioniera del mito del benessere e dell'efficienza.

112.

I coniugi, inoltre, contribuiscono al bene comune della società mediante l'educazione dei figli, ai quali offrono l'esempio non solo del proprio amore reciproco, ma anche di un amore che oltrepassa confini della famiglia per estendersi a tutti, specialmente ai poveri e agli oppressi, e nei quali stimolano l'apertura verso il bene della società intera.

113.

La funzione educativa dei genitori si estende, in modi propri, all'interno della scuola e nella gestione comunitaria di tutte le strutture educative, sia pubbliche che private. Il dovere-diritto all'educazione non può essere infatti oggetto di delega incondizionata e irresponsabile, ma esige la partecipazione consapevole e ordinata di coloro ai quali spetta il compito originario.

114.

Gli sposi cristiani, infine, devono assumersi la loro parte di responsabilità nel rendere più umana, e cioè più consona alle esigenze della giustizia, la convivenza sociale. Entro questo contesto è urgente risvegliare la coscienza delle coppie e delle famiglie cristiane riguardo all'importanza di un loro contributo propriamente politico al bene della società, partecipando democraticamente e secondo coscienza al laborioso processo della sua storica evoluzione.

115.

In particolare gli sposi cristiani, con il sostegno attivo di tutta la comunità, dovranno esigere e per la loro parte dovranno contribuire affinché la società civile dia al Matrimonio e alla famiglia, come fondamentale nucleo comunitario, la più rispettosa attenzione e il più valido aiuto mediante il concreto intervento dei suoi svariati organismi: legislativi, economici, assistenziali, sanitari e previdenziali, sindacali e culturali.

Un settore importante di grande influsso, negativo e positivo, nella vita delle famiglie e nel loro compito educativo è quello dei massmedia. Gli sposi cristiani dovranno adoperarsi con tutte le loro possibilità affinché i mezzi della comunicazione sociale contribuiscano al sano sviluppo, umano e morale, della società, della famiglia e dei giovani che ad essa si preparano.

116.

Vi sono oggi anche gravi problemi di natura giuridica, quali il diritto di famiglia e la nuova condizione della donna. Essi hanno importanti ripercussioni sulla vita degli sposi e sui rapporti fra genitori e figli.

Tali gravi e urgenti problemi chiedono di essere affrontati da tutti con lo scopo di elaborare soluzioni che rappresentino un effettivo aiuto a quanti si preparano al Matrimonio e agli sposi e genitori che intendono viverne tutti i valori umani e sociali.

117.

Pertanto il ruolo della famiglia e delle associazioni familiari va rispettato e valorizzato. La famiglia non deve essere soltanto il termine dell'azione responsabile delle diverse strutture della società civile, ma deve diventarne responsabile collaboratrice. Ogni forma di individualismo o di collettivismo finirebbe per minare nel profondo l'esistenza stessa della famiglia umana e cristiana e ne svuoterebbe il ruolo nella convivenza civile.

118.

Nel presentare questo documento pastorale su "Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio" i Vescovi italiani sono consapevoli di esser giunti ad uno dei punti focali e decisivi della missione della Chiesa oggi nel mondo.

Essi comprendono peraltro la gravità e la vastità dell'impegno che richiedono a se stessi e alle loro comunità diocesane. E tuttavia si sentono animati nello spirito da un senso di grande speranza. È indubbio che la famiglia oggi attraversa una crisi e rischia di venir meno anche nei cristiani il senso soprannaturale del Matrimonio sacramento che ne è all'origine.

Certo l'attuale impostazione della società non sembra favorire la famiglia. Alcuni sono giunti perfino a considerarla come istituzione superata e ne preconizzano la fine. E invece siamo indotti a credere che l'umanità in questo momento acuto di verifica di tutti i valori è in ansiosa ricerca, come del vero amore, così di una più autentica struttura familiare. Si direbbe che essa sente il bisogno, anche nelle giovani generazioni, di scoprire il senso genuino e profondo del Matrimonio.

119.

Pertanto lo Spirito ci interpella in questo momento critico della storia dell'umanità a un impegno di vaste proporzioni, per la evangelizzazione di questo grande sacramento, che illumini e orienti l'amore dei giovani e li sospinga a costituire nuclei familiari nuovi, capaci di essere lievito nella società e nella Chiesa.

Veramente il futuro della Chiesa e della sua presenza salvifica nel mondo passano in maniera singolare attraverso la famiglia, nata e sostenuta dal Matrimonio cristiano.

120.

Ci sentiamo perciò comunitariamente responsabili ed impegnati con le nostre diocesi ad una chiara, gioiosa e penetrante opera evangelizzatrice del sacramento del Matrimonio.

Chiediamo ai nuclei familiari che non si chiudano in se stessi, ma assumendo il proprio compito profetico, sacerdotale e regale collaborino nella insostituibile maniera che loro compete a questa missione della Chiesa locale e universale. Infine domandiamo alle famiglie cristiane, specialmente a quelle di recente costituzione, di voler essere rappresentanza e quasi presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo: famiglie aperte in giusta misura a tutti i problemi e a tutti gli impegni della comunità civile.

Fra le difficoltà e le avversità dei tempi riponiamo la nostra ferma speranza nell'amore del Padre che in Cristo incessantemente comunica alla Chiesa il suo Spirito. Ma siamo anche fiduciosi per le attese, la disponibilità e il fervore di tutte le nostre Chiese locali.

Ad esse, nella certezza di rispondere ad un invito e ad una grazia del Signore, affidiamo il coraggioso impegno di un rinnovamento della famiglia cristiana che "proclami al mondo le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata" (Lumen gentium, 35).

Contestualmente con l'approvazione del documento, la XII Assemblea Generale della CEI ha preso le seguenti deliberazioni conclusive.

1.

I1 sacramento del Matrimonio rappresenta un momento decisivo della missione evangelizzatrice della Chiesa in Italia. I1 Matrimonio è infatti strettamente collegato ai sacramenti della iniziazione cristiana, poiché trova il suo fondamento nel Battesimo ed esplicita la vocazione battesimale; ha la sua ricchezza vitale nella Confermazione, dono dello Spirito; il suo permanente sostegno nella Penitenza e il suo alimento nella Eucaristia. Esso fonda, inoltre, una comunità primaria, che come chiesa domestica, ha parte insostituibile nella missione della salvezza e nella testimonianza evangelica in mezzo al mondo.

Insieme al sacramento dell'Ordine, il Matrimonio è costante punto di riferimento per la edificazione e la vita della comunità cristiana.

2.

Di qui la necessità che l'esposizione della fede e dell'insegnamento della Chiesa circa il Matrimonio e la conseguente opera evangelizzatrice in ordine alla preparazione, alla celebrazione del sacramento e alla vita coniugale che da esso procede, impegnino in modo organico e permanente ogni comunità ecclesiale, con la partecipazione di tutte le sue componenti e con il servizio di tutti i ministeri e doni, dei quali il Signore l'ha dotata. Tale necessità è oggi particolarmente incalzante ed urgente per il contesto socio-culturale che tende ad affievolire, anche nei cristiani, la coscienza della dimensione religiosa e sacramentale del Matrimonio, e ne corrode i valori fondamentali.

3.

Perché il credente o chi è agli inizi nel cammino della fede o ne è sinceramente alla ricerca, possa accogliere con fiducia, senso di responsabilità e speranza la realtà consolante ed esigente del Matrimonio cristiano, e possa a sua volta annunciarla coraggiosamente al mondo, si rende necessaria una specifica evangelizzazione sul Matrimonio come sacramento, cioè come segno e strumento di liberazione e di salvezza integrale.

4.

In tal modo potrà compiersi, negli individui e nelle comunità, quel cambiamento di mentalità o conversione, alla quale il Vangelo continuamente sospinge; e la celebrazione del Matrimonio sarà il risultato di un itinerario di fede nella Chiesa e al tempo stesso il punto di partenza e di sostegno per un nuovo cammino ecclesiale.

Del resto, solo con una cosciente impostazione sacramentale della pastorale matrimoniale, la Chiesa potrà vivere la sua obbedienza e fedeltà al messaggio evangelico sul Matrimonio e sull'amore coniugale. È una fedeltà alla quale la Chiesa non può rinunciare, anche se il suo annuncio da alcuni non è compreso e da altri è rifiutato.

Ma anche in questa situazione di contraddizione, che fa riscontro a quella registrata dal Vangelo proprio a proposito del Matrimonio indissolubile (cf Mt 19,3-12), la Chiesa sa di contribuire in modo originale e insostituibile al bene della stessa società civile, la quale viene così richiamata ai valori irrinunciabili della realtà matrimoniale.

5.

Come ogni altra forma secondo cui si esprime e si attua l'azione pastorale, anche quella relativa al sacramento del Matrimonio dovrà rispondere ad alcuni criteri fondamentali che scaturiscono dalla natura stessa della missione salvifica della Chiesa di Gesù Cristo nel mondo. Tali criteri possono essere così riassunti:

- Il criterio dell'ecclesialità. Chi opera nell'ambito della pastorale cristiana non propone un proprio progetto, ma il progetto di Dio sul Matrimonio; non manifesta le sue personali convinzioni ma comunica la fede e l'insegnamento autentico della Chiesa, operando in comunione con la Gerarchia e il Popolo di Dio.

- I1 criterio dell'esistenzialità. La fedeltà piena al disegno di Dio chiede che l'opera pastorale sia attenta alle situazioni storiche e alle concrete condizioni in cui sono inseriti e agiscono gli uomini di oggi.

- I1 criterio dell'organicità. La vocazione matrimoniale non è qualche cosa di aggiuntivo o di complementare alla comune vocazione battesimale, ma ne costituisce una esplicitazione e un arricchimento in ordine ad un particolare stato di vita e di missione.

Per questo la pastorale del Matrimonio deve inserirsi organicamente nella permanente azione educativa che la Chiesa svolge per lo sviluppo della vocazione cristiana nelle sue diverse specificazioni.

- I1 criterio della gradualità. La comunità ecclesiale, mentre annuncia la grandezza della vocazione cristiana degli sposi e delle famiglie, deve sostenerle nella loro missione di testimonianza, e nel loro cammino verso la santità. Considerando con pazienza e comprensione evangelica le lentezze e gli insuccessi dei suoi fedeli, la Chiesa li aprirà di continuo alla speranza della quotidiana conversione e li sospingerà verso la piena fedeltà al comando del Signore, con il sostegno della sua grazia.

- I1 criterio della formazione permanente. La celebrazione del sacramento del Matrimonio è il momento forte di un itinerario che incomincia là dove inizia la vita cristiana e si conclude solo quando essa finisce: per questo è ad un tempo punto di arrivo e di partenza nella vita e nella missione della famiglia cristiana.

Si richiedono, pertanto, alcune scelte pastorali di fondo che la Chiesa in Italia è chiamata a compiere in modo unitario e convergente, consapevole della gravità del momento ma anche illuminata e sostenuta, nella speranza, dalle attese dei fedeli e dalle prospettive aperte dal Concilio.

1.

La Chiesa in Italia decide, anzitutto, di dare alla pastorale matrimoniale e familiare un posto del tutto particolare nella sua missione evangelizzatrice, impegnando più intensamente tutti i credenti, ed in speciale modo i pastori, i teologi, i diaconi, i catechisti, le associazioni ad una azione coordinata e costante. In questa opera di evangelizzazione e catechesi verso i nuclei familiari deve essere valorizzato soprattutto il ministero dei coniugi cristiani.

2.

Sia chiaramente affermata e riconosciuta la necessità e la conseguente obbligatorietà di una adeguata preparazione al sacramento del Matrimonio. In tale prospettiva:

siano valorizzati i colloqui dei fidanzati col parroco da premettere alla celebrazione del Matrimonio. Oggetto di tali colloqui a carattere catechetico e pastorale dovrà essere in molti casi la riscoperta o l'approfondimento dei dati essenziali della fede. Pertanto i nubendi saranno invitati a presentarsi al parroco alcuni mesi prima della celebrazione del sacramento e il parroco rilascerà un attestato della avvenuta preparazione da allegare ai documenti per il Matrimonio;

siano promossi e utilizzati i corsi di preparazione al Matrimonio, rivolti all'approfondimento non solo dei valori umani della vita coniugale e familiare, ma anche e soprattutto degli aspetti propri del sacramento e del conseguente impegno Cristiano;

in relazione alla mobilità sociale e alla migrazione interna ed esterna, si incrementi la collaborazione fra le Chiese locali, le parrocchie e le missioni per gli emigrati all'estero, ai fini di un'azione unitaria e di un reciproco aiuto fra comunità variamente interessate nella preparazione dei nubendi;

siano avviate in ogni diocesi, in forma organica e permanente, esperienze di itinerari catecumenali per la preparazione al Matrimonio, cosicché tali esperienze diventino in prospettiva forma esemplare di evangelizzazione del Matrimonio cristiano.

3.

L'azione della Chiesa per l'evangelizzazione del sacramento del Matrimonio non può svolgersi isolatamente, prescindendo da una catechesi e da una formazione permanente alla mentalità di fede e all'impegno vocazionale. Le diocesi italiane decidono, perciò, di inserire l'evangelizzazione del Matrimonio in un'opera educativa globale, in cui ogni forma e stato di vita cristiana sia presentato come vocazione e missione, seguendo lo sviluppo delle diverse età.

4.

La Chiesa in Italia si impegna ad offrire, a tutti i livelli e in tutte le sue strutture diocesane, parrocchiali e associative, i mezzi idonei per una adeguata preparazione al Matrimonio e per una attenzione continua alle coppie e alle famiglie in ordine alla loro vita di fede e alla loro missione nella Chiesa e nel mondo.

5.

Nel rispetto della creatività e delle concrete possibilità delle Chiese particolari, in ogni diocesi, o gruppo di diocesi, vi sia uno specifico Organismo per la promozione della pastorale familiare, collegato con gli altri organismi della Chiesa locale: - finalizzato ai diversi valori e momenti della pastorale matrimoniale; - aperto alla collaborazione di sacerdoti, religiosi, laici, e in particolare di coppie di sposi; - impegnato specialmente nella scelta e nella formazione di operatori pastorali.

6.

Nella preparazione teologica e pastorale dei futuri presbiteri, così come nella formazione permanente e nell'aggiornamento del clero, dei religiosi e delle religiose, si curi lo studio del Matrimonio, con specifico riferimento alla sua dimensione sacramentale.

Sia sollecitato un più forte impegno delle Facoltà teologiche, degli Istituti di pastorale, dei Centri e delle Scuole di teologia nell'approfondimento dei vari aspetti teologici ed antropologici del Matrimonio e della famiglia, con particolare attenzione ai problemi dottrinali e pastorali posti dalle coppie che vivono in situazioni irregolari o difficili.

1.

Vengano promossi all'interno della comunità cristiana e delle sue associazioni, gruppi di fidanzati e di sposi. Si operi pastoralmente perché divengano: - luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale; - momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria; - stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all'impegno nella società civile.

2.

Sostenuti dalle Chiese locali e collegati con gli altri organismi della pastorale familiare, sorgano a livello diocesano, o almeno interdiocesano, o regionale, Consultori familiari professionalmente validi e di sicura ispirazione cattolica. Nello stesso tempo si sappiano valorizzare, con spirito di apertura e di discernimento, i contributi offerti anche agli stessi cristiani, dai Consultori già esistenti. Adeguate forme di collaborazione e di collegamento potranno essere studiate e gradualmente realizzate.

3.

Le comunità cristiane siano illuminate e responsabilizzate per un atteggiamento di dialogo e di aiuto nei riguardi sia dei fidanzati non credenti sia delle coppie in situazioni irregolari o difficili.

4.

Si auspica la costituzione, a cura dell'Autorità ecclesiastica, di un Istituto superiore di scienze della famiglia, finalizzato alla ricerca interdisciplinare e all'aggiornamento degli operatori pastorali, specialmente sotto il profilo delle scienze antropologiche.

 

Roma, 20 giugno 1975.

 

 

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